30 Agosto 1868, Michelina De Cesare uccisa ed esposta nuda in piazza

Da riscrivere è anche il racconto di Michelina De Cesare, brigantessa nata il 28 Ottobre 1841 a Mignano, in Terra di Lavoro (attuale provincia di Caserta) in una famiglia poverissima e che, rimasta vedova del primo marito, si sposò con Francesco Guerra nel 1862 o 1863 (non è stato trovato un documento comprovante il matrimonio, il quale risulta da testimonianze). Guerra era un soldato borbonico che, come tanti altri, non volle tradire il giuramento di soldato e passare in un esercito nemico, capo di una banda di cui faceva parte anche Michelina e dove, pur essendo donna, ricopriva un ruolo di comando, come dimostrano le armi da lei possedute: una pistola e un fucile a due colpi.

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Il corpo del capobanda Francesco Guerra, marito di Michelina Di Cesare
Visto che l’Esercito Italiano non riusciva a sconfiggere i briganti, che controllavano vasti territori, rischiando seriamente di essere ricacciato, fu di nuovo intrapresa un’operazione di corruzione attraverso denaro e privilegi, lo stesso metodo che portò al tradimento di vari ufficiali, soldati e politici borbonici nel 1860/1861. A tradire Michelina Di Cesare fu il cugino Giovanni, che portava il suo stesso cognome e condusse i soldati al loro nascondiglio. Lì furono sorpresi nel sonno e uccisi Francesco Guerra e Michelina, e i loro corpi furono denudati, fotografati e messi in mostra nella piazza principale della città.
Dai documenti fotografici si può guardare il corpo di Michelina con evidenti tumefazioni e segni di percosse, tanto da poter essere ipotizzabile che ella sia stata ammazzata dopo aver subìto delle torture.

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La storiografia ufficiale, invece, si basa sul racconto dei soldati dell’Esercito Italiano: “Erano le 10 di sera, pioveva a dirotto ed un violentissimo temporale accompagnato da forte vento, da tuoni e lampi, favoriva maggiormente l’operazione, permettendo ai soldati di potersi avvicinare inosservati al luogo sospetto; da qualche tempo si stavano perlustrando quei luoghi accidentati e malagevoli perché coperti da strade infossate, burroni ed altri incagli naturali, già si perdeva la speranza di rinvenire i briganti, quando alla guida venne in mente di avvicinarsi a talune querce che egli sapeva alquanto incavate, ed entro le quali poteva benissimo nascondersi una persona”.Quindi, trovati Francesco e Michelina: “Afferratone uno pel collo, lo stramazza al suolo e con lui addiviene ad una lotta a corpo a corpo, finché venne dato ad un soldato di appuntare il suo fucile contro il brigante e di renderlo cadavere…Quel brigante fu subito riconosciuto pel capobanda Francesco Guerra, ed il compagno che con lui s’intratteneva, appena visto l’attaccò, tentò di fuggire; una fucilata sparatagli dietro dal medico di Battaglione Pizzorno lo feriva, ma non al punto di farlo cadere, che continuando invece la sua fuga, s’imbatteva poi in altri soldati per opera dei quali venne freddato. Esaminatone il corpo, fu riconosciuto per donna e quindi per Michelina Di Cesare druda del Guerra”.

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Secondo tale racconto di parte, Francesco fu ucciso nonostante potesse essere immobilizzato, data la superiorità numerica dei soldati italiani, mentre Michelina fu sparata alle spalle, ferita e finita da altri soldati, che pure potevano semplicemente bloccarla e arrestarla. Nessun riferimento a percosse o torture, che pure appaiono evidentissime nella foto del corpo morto di Michelina. Seguì poi la denudazione dei corpi e la profanazione attraverso l’esposizione pubblica, nel luogo più importante del paese: queste erano le barbarie compiute da un esercito che si proclamava liberatore.

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La storia ufficiale non parla di Michelina, non parla dei patrioti declassati a briganti”, non parla dei massacri sulla popolazione da parte delle truppe piemontesi, non parla degli interessi economici dietro l’Unità d’Italia. La Storia è scritta dai vincitori.

fonte: http://www.vesuviolive.it/…/107975-30-agosto-1868-michelin…/

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