TANTO DI “CAPPELLI”!

Quanto ci piace la pasta! Noi al Sud siamo visti da sempre come grandi mangiatori di pasta. E’ vero in parte. A Napoli, ad esempio, fino ai primi dell’ottocento avevamo l’appellativo di “mangiatori di foglie”. Infatti, le verdure figuravano nella stragrande maggioranza sulla tavola dei napoletani,  data anche la fertilità della terra, da cui “Campania Felix”. La pasta soppiantò ben presto le verdure sposandosi alle varie salse: il ragù, capo indiscusso, che assieme alla genovese diventarono sinonimo di “napoletanità”. Forse quando qualcuno esclama che una volta era tutto più saporito, non è spinto da nostalgismi, ma da un dato reale, che è rilevato dal palato e che noi liquidiamo frettolosamente.  In effetti il grano della nostra terra era quanto di meglio si potesse immaginare. Cresceva alto e rigoglioso. Tra le tante varietà di grano antico, nel 1915 Nazareno Strampelli,  di Foggia, creò un ibrido, con un grano messicano, e nacque il “Grano Cappelli”. Il nome gli fu dato in onore del Sen. Raffaele Cappelli, che fu autore della riforma agraria che stabilì la diversità del grano differenziandolo in duro e tenero.

RaffeleCappelli

Un grano che poteva raggiungere anche l’altezza di 1,70mt. Ma nel 1974 un gruppo di scienziati dell’ENEA irradiarono il grano Cappelli con i raggi Gamma e nacque il grano “Creso”, quello che noi mangiamo attualmente da allora. Questo è più robusto anche se nano, arriva all’incirca a 90 cm, ed ha una resa maggiore. Ma oltre ad essere modificato geneticamente possiede anche il 12% in più di glutine. Questo spiegherebbe l’aumento vertiginoso di celiaci, dal 1974 ad oggi. Di questo ne sono sicuri alcuni studiosi che, attraverso degli studi, hanno dimostrato che fino al 1974 la celiachia era presso che sconosciuta, per poi avere un’impennata dopo il 1974. Negli ultimi anni alcuni pastifici della Puglia e della  Basilicata si sono rivolti alla “Germoplasma”(banca del seme) del Cnr di Bari, fondata nel 1970, l’unica in Italia e seconda in Europa, che conserva 84000 campioni di semi in via di estinzione o che sono stati rimpiazzati da altri modificati geneticamente,  per coltivare di nuovo l’antico grano Cappelli.

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Coltivazione che si va estendendo sempre più tra i pastifici pugliesi e lucani. Purtroppo, però, la “Germoplasma” rischia la chiusura per favorire l’ingegneria genetica, il che equivarrebbe ad una vera catastrofe, considerando che molte delle specie  di semi del Mediterraneo in loro possesso sono completamente estinte. A questo punto preferire i nostri prodotti ha un duplice scopo: favorisce l’economia del Sud e salvaguarda la salute. 

Annamaria Pisapia

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